Uno spritz con l’AI – 4° capitolo

Capitolo#4: Uso responsabile dell’AI.

L’intelligenza artificiale è già parte della nostra vita quotidiana. La utilizziamo per cercare informazioni, ricevere suggerimenti personalizzati, tradurre testi e creare.

Tuttavia, usarla in modo responsabile significa comprenderne anche i limiti: l’AI può sbagliare, generare informazioni inesatte, riflettere pregiudizi presenti nei dati e risultare persino troppo convincente. 

L’uso consapevole nella vita quotidiana.

Ogni giorno usiamo sistemi di intelligenza artificiale, spesso senza rendercene conto. Come ad esempio nei social network, nei motori di ricerca, nelle piattaforme di streaming, nelle APP di incontri e negli strumenti di assistenza digitale

L’AI è uno strumento potente e utile, ma non è infallibile. Le sue risposte non dovrebbero essere accettate automaticamente come vere: è sempre importante verificare le informazioni, soprattutto quando riguardano salute, finanza, lavoro o questioni legali. 


Buone pratiche consigliate:

Cosa sa l’AI di te e cosa ne fa.

Lasciamo tracce.

Ogni volta che usiamo uno strumento AI, lasciamo tracce: le domande che poniamo, i documenti che carichiamo, le preferenze che esprimiamo e i contenuti che generiamo. 

Questi dati possono essere conservati, analizzati e, in alcuni casi, utilizzati per migliorare i modelli di AI o per attività di profilazione commerciale. Per questo motivo è importante conoscere come vengono gestite le informazioni condivise. 

I rischi non riguardano soltanto le grandi piattaforme. Anche un utilizzo inconsapevole può esporre dati sensibili. Ad esempio: 

Caricare contratti oppure documenti riservati su altri servizi gratuiti.

Inserire informazioni di clienti o collaboratori in una chat AI.

Condividere dati sanitari o informazioni personali per ottenere consigli o pareri.


Bias e pregiudizi algoritmici.

L’AI può perpetuare o amplificare pregiudizi presenti nei dati di addestramento.  

L’intelligenza artificiale apprende dai dati con cui viene addestrata. Se tali dati contengono stereotipi, discriminazioni o squilibri, il sistema può riprodurli o addirittura amplificarli. 

Questo fenomeno è noto come bias algoritmico e può influenzare risultati e decisioni in ambiti sensibili come selezione del personale, concessione di prestiti, sicurezza, istruzione e sanità. 

Un esempio concreto riguarda il sistema COMPAS, utilizzato negli Stati Uniti per stimare il rischio di recidiva dei detenuti. Un’inchiesta di ProPublica del 2016 ha rilevato che il sistema tendeva a classificare più frequentemente gli imputati afroamericani come ad alto rischio di recidiva rispetto agli imputati bianchi, anche quando non avrebbero commesso nuovi reati. Sebbene il sistema non fosse esplicitamente addestrato su dati “razzisti”, i dati storici e le metriche utilizzate potevano incorporare disuguaglianze preesistenti nel sistema giudiziario.

Questo esempio mostra come l’AI non sia neutrale per definizione: la qualità e la rappresentatività dei dati di addestramento influenzano direttamente i risultati prodotti. 

Per questo motivo è fondamentale mantenere uno spirito critico e ricordare che le risposte dell’AI non sono necessariamente imparziali o oggettive. 

(Fonte: ProPublica – Bias in Criminal Risk Scores Is Mathematically Inevitable, Researchers Say )

Disinformazione e deepfake.

L’AI generativa può produrre testi, immagini e video falsi con sempre più facilità.

Questi “deepfake” possono essere utilizzati per diffondere disinformazione, per manipolare l’opinione pubblica, per danneggiare la reputazione delle persone o per realizzare truffe sempre più sofisticate.  

 Vediamo come riconoscerli, come difendersi, e il ruolo delle piattaforme. 

Come riconoscere possibili deepfake.

Per riconoscere un possibile deepfake è importante osservare attentamente diversi dettagli.

Nei video si possono notare movimenti innaturali del viso, espressioni poco realistiche o una sincronizzazione imperfetta tra labbra e voce.

Anche occhi, capelli, denti e mani possono presentare anomalie o apparire sfocati. Nell’audio, una voce troppo monotona, artificiale o con cambiamenti improvvisi nel tono può essere un segnale di manipolazione. È inoltre utile verificare la qualità dell’immagine, osservare la coerenza delle ombre e dell’illuminazione.

Infine, è fondamentale controllare l’origine del contenuto, confrontarlo con altre fonti affidabili e diffidare di materiali che suscitano forti emozioni o che sembrano particolarmente sensazionalistici.

Come difendersi.

I deepfake vengono sempre più utilizzati nelle truffe per impersonare persone reali e ottenere denaro, dati personali o informazioni riservate. Per difendersi è importante diffidare dai contenuti sospetti, verificare immagini e video prima di considerarli autentici e segnalare contenuti falsi alle piattaforme.  

Bisogna inoltre diffidare di richieste urgenti di denaro, codici di accesso o dati sensibili, soprattutto se arrivano tramite videochiamate o messaggi vocali. In caso di dubbio, è consigliabile verificare l’identità dell’interlocutore attraverso un altro canale di comunicazione e confrontare le informazioni ricevute con fonti affidabili.

Il ruolo delle piattaforme.

Le piattaforme digitali hanno una crescente responsabilità nel contrastare la diffusione di contenuti generati artificialmente che possano ingannare gli utenti. 

Tra le misure adottate abbiamo:

  • Etichette che segnalano contenuti generati o modificati con AI. 
  • Sistemi di rilevamento automatico dei deepfake. 
  • Procedure di segnalazione e rimozione dei contenuti dannosi. 
  • Maggiore trasparenza sull’origine dei contenuti digitali. 
Conclusione.

L’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie, ma richiede un utilizzo consapevole e responsabile. Comprenderne i limiti, proteggere i propri dati, riconoscere i bias e saper individuare la disinformazione sono competenze essenziali per vivere e lavorare nell’era digitale. 

Man mano che l’AI diventa potente, è emersa chiaramente l’importanza di un utilizzo più responsabile.


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