đ Tutto vero! La Tinet Volley Prata vola nell’NBA del Volley đ
PORDENONE, 10 MAGGIO 2026 â Scrivetelo sulle pietre, urlatelo nelle piazze: è successo veramente. Il 10 maggio 2026 non è piĂš una data sul calendario, è lâinizio dellâeternitĂ . La Tinet Volley Prata vince, convince e stacca il biglietto per la Superlega. Il prossimo anno i campioni del mondo, i giganti del volley, i mostri sacri dell’Olimpo sportivo passeranno da qui. PerchĂŠ noi, adesso, siamo uno di loro.
Mentre a Pineto si consumava l’atto finale, il cuore pulsante era al PalaPrata.
Dal Manzanarre al Reno, oltre quattrocento Legionari si sono radunati in un unico rito collettivo. Famiglie, nonni, bambini che giĂ sognano a piedi scalzi sul taraflex che oggi appartiene a loro. In curva la Sindaca e gli assessori, mischiati a chi, come i fedelissimi di sempre, non ha mollato il “solito posto” per tutta la stagione. Scaramanzia? Forse. Amore? Certamente.

“Li abbiamo iniziato, lĂŹ finiremo”, ed è finita in gloria.
In campo la cronaca diventa epica. Alberini è un generale di ghiaccio: la sua concentrazione è un virus benefico che contagia la truppa. In attacco, Terpin e Gamba abbattono la rete, bombardando le difese abruzzesi senza pietĂ . Poi c’è lui, Ernastovich: l’eroe delle cinque battute della semifinale ha ancora il braccio infuocato e scava solchi invalicabili.
Quando Pineto prova a reagire, sbatte contro la “Premiata Ditta CostruzioniEdili” Katalan-Scopelliti: mattone su mattone alzano muri che toccano il soffitto. E se una palla passa? Câè Benedicenti, in versione “custode del tempio”: il pavimento è pulito, e tale deve restare. Non cade nulla.
Alle ore 20:00, dopo unâora e mezza di pura adrenalina, Capitan Katalan mette a terra lâultimo pallone. Ă lâesplosione. Il filo invisibile che lega Pineto al PalaPrata vibra di unâunica scossa. Luca canta e balla, Liliana è una trottola impazzita, Marco sprizza gioia pura e la chioma infuocata di Elena incendia la curva.

Poi c’è Angelo: il rumore è troppo forte, le parole si perdono nel vento della vittoria, ma il suo labiale è nitido, ripetuto, commosso: “Grazie”.
Il cielo sopra Pordenone stasera ha solo due colori: il Giallo e il Blu.

Siamo in Superlega. Ed è tutto vero.
Mentre il sole tramonta su una giornata storica, le immagini che restano sono quadri dâautore che nessuna galleria dâarte potrĂ mai replicare.
A fine partita, nel vialetto del PalaPrata, appare Roberto Pedron. Non cammina, “fluttua”. Ha lo sguardo fiero di chi ha visto il grande Milan degli olandesi dominare il mondo e oggi ritrova quella stessa gioia divina, quell’orgoglio che brilla negli occhi. La festa si sposta, travalica le mura del palazzetto e invade la piazza. Persino il Don si unisce al coro: il suono delle campane non chiama a raccolta i fedeli, ma celebra gli eroi. Ă il battito del cuore di una comunitĂ intera.

Ma l’immagine che chiude il cerchio, quella che finirĂ nei libri di storia, è quella del Presidente. Lo avevamo visto felice in TV, ma è sui telefonini che appare il frame leggendario: la medaglia dâoro in primo piano, il metallo che brilla, e poi lui. Medaglia al collo e sigaro dâordinanza.
Uno sguardo che abbiamo giĂ visto: era quello di Winston Churchill dopo la vittoria, era quello di Marcello Lippi a Berlino nel 2006. Ă lo sguardo di chi ha sfidato il destino e ha vinto. Unâicona di potere, saggezza e pura, immensa soddisfazione.
Si chiude qui una cronaca fatta di batticuore, di “soliti posti” in curva e di legami indissolubili. Essere stati testimoni di questa scalata, dallâanonimato all’NBA del volley, è un privilegio che pochi possono vantare.
Si conclude per me qui la “carriera” giornalistica nata per amore, con unâultima, semplice parola che racchiude tutto il sudore dei ns campioni, lâimpegno della societĂ , e passione e le lacrime dei Legionari: GRAZIE.


Autore dell’articolo:
Mauro Gugel – IT Support Tinet
đ marketing@tinet.it


